IL CARTEGGIO CHURCHILL-MUSSOLINI E LA “PISTOLA FUMANTE”

 

 

Molti amici e lettori mi hanno scritto:

«Giovanni, hai visto la trasmissione di Giletti su Rai 3, che ne pensi? Esiste il famoso carteggio Churchill-Mussolini? E vero che furono gli inglesi a uccidere il Duce? Che cosa avete trovato tu e Cereghino a Kew Gardens?»

 

Cari amici,

non voglio commentare Giletti. Rispondo invece alle vostre domande sul Carteggio e sulla fine del Duce, argomenti che eccitano la fantasia di giornalisti e ricercatori da quasi 80 anni.

Esiste un Carteggio? Forse si, forse no, chi lo sa. Cereghino ed io abbiamo dragato Kew Gardens ed altri archivi britannici: non c’è. Abbiamo trovato invece tanto altro materiale (documenti provenienti da fonti primarie) che consente di ricostruire su basi meno precarie i rapporti tra Mussolini e l’establishment conservatore inglese a partire dal 1917.

Furono i Servizi inglesi a uccidere Mussolini? Non c’è una pistola fumante, per così dire. Di sicuro, c’era una propensione britannica (in contrasto con gli orientamenti americani) a eliminare il Duce senza un pubblico processo. Quando i partigiani lo giustiziarono, a Londra molti tirarono un sospiro di sollievo. Comprensibile. D’altra parte, un profetico George Orwell lo aveva già scritto dopo il 25 luglio 1943, a proposito di un ipotetico processo al Duce a guerra conclusa: che diritto avrebbe avuto Winston Churchill di portare alla sbarra il capo del fascismo, dal momento che, a parte la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna, tutti i precedenti atti di politica estera di Mussolini erano stati approvati dai conservatori inglesi? Meglio evitare l’imbarazzo di un pubblico processo, aveva ironizzato Orwell, e lasciare direttamente agli italiani la soluzione del problema.

(George Orwell)

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