NO ALLA RIFORMA NORDIO-MELONI, SI ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Buon giorno. Siamo turbati, io e mio marito, per il clamore che viene dato alla espressione di voto per il Si dell’avvocato Giovanni Pellegrino

Lei cosa ne pensa?

Maria Rosa Murgia, Lecce

 

 

Cara Maria Rosa,

Il mio amico Pellegrino ha molti buoni motivi per votare Si. Io però, pur condividendo il suo giudizio sul funzionamento della giustizia italiana, voterò No. Come feci a suo tempo nel referendum di Renzi. E ne ho più volte spiegato le ragioni. Le riforme sistemiche, con implicazioni su delicati equilibri costituzionali, devono essere necessariamente condivise, non possono dipendere dagli umori dei governi e delle maggioranze parlamentari di turno. Devono essere realizzate per durare una fase storica, non il lasso di tempo di una legislatura. E soprattutto devono essere varate nel quadro di un più generale riequilibrio fra i poteri dello Stato, con pesi e contrappesi. Che la nostra Costituzione abbia bisogno di qualche ritocco, è indubbio. Venne pensata, dopo il secondo conflitto bellico, per impedire un ritorno al fascismo. Ma anche per evitare che nell’era della cortina di ferro lo scontro politico-ideologico tra comunismo e anticomunismo degenerasse in una guerra civile. Chiusa quella fase con la caduta del Muro, nell’autunno 1989, avremmo dovuto aprirne un’altra completamente nuova, affidando a un’Assemblea costituente (eletta direttamente dal popolo con criteri rigorosamente proporzionali) il mandato di riscrivere le regole di una Seconda Repubblica. Ma le classi dirigenti sopravvissute alla distruzione (per via giudiziaria) delle culture politiche del Novecento purtroppo non erano all’altezza della situazione. Abbiamo perso quasi quarant’anni. E le cose nel frattempo sono ulteriormente peggiorate.

Cara Maria Rosa, oggi la nostra vera emergenza nazionale è capire come selezionare classi dirigenti di qualità.

 

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