
Fasanella buonasera.
Sto per laurearmi in storia contemporanea. Stimolato dal vostro lavoro sugli archivi UK ho deciso di fare la tesi sui rapporti tra Mussolini e gli inglesi. L’altro giorno ho proposto al mio docente di inserire nella bibliografia il vostro libro “Nero di Londra”. C’è stata discussione. Mi ha detto che il libro non ha valore perché è basato su una fonte unica, io ho risposto che è comunque una fonte molto prestigiosa. Mi piacerebbe leggere un suo commento.
Con stima,
Michele Cerri

Caro Michele,
grazie per la stima e per avermi autorizzato a pubblicare la sua lettera. Ha fatto benissimo a rispondere in quel modo al suo docente, lo ha richiamato al rispetto delle fonti, che dovrebbe essere la prima regola deontologica di chi insegna storia.
Per chi non conosce “Nero di Londra”, vorrei spiegare che la «fonte unica» su cui si basa il libro è l’immenso archivio personale di Samuel Hoare, il capo dell’Intelligence militare britannica in Italia tra il 1917 e il 1922. Dopo Caporetto, reclutò Mussolini con il nome in codice “The Count” e lo finanziò illimitatamente attingendo dai fondi occulti dei Servizi segreti di Sua Maestà. Lo aiutò prima a rafforzare la propaganda bellicista, quando sembrava che l’Italia potesse uscire dal conflitto; poi a fondare i Fasci di combattimento per impedire che il neutralista Giovanni Giolitti tornasse al governo; e infine, a organizzare nel 1922 la Marcia su Roma per favorire nel nostro Paese un corso politico «funzionale agli interessi strategici britannici». E due anni più tardi, quando il “caso Matteotti” mise a rischio la stessa sopravvivenza di Mussolini alla guida del governo, i Servizi segreti inglesi aiutarono in tutti i modi il capo del fascismo a diventare il Duce. Dopo aver realizzato con successo l’impresa italiana, lavorò per l’Intelligence di Sua Maestà anche nella Germania nazista, nel Portogallo di Salazar e nella Spagna franchista. Diplomatico di rango e politico conservatore di primo piano, nel 1935 fu nominato ministro degli Esteri e appoggiò segretamente l’impresa italiana in Etiopia. Qui sotto, Michele, può leggere la lettera così piena di amorosi sensi che Mussolini gli scrisse il 28 giugno di quell’anno, quattro mesi prima della campagna militare fascista in Africa:
«Sono particolarmente sensibile al ricordo che Vostra Eccellenza conserva della Sua missione in Italia durante la guerra e all’auspicio che ne trae per quel rafforzamento dell’amicizia esistente tra i nostri paesi che Ella si propone…»
Mi permetto di darle un suggerimento, caro Michele. Colga la palla al balzo e rilanci con il suo docente di storia: gli dica che nella tesi intende integrare la «fonte unica» dell’archivio personale di Samuel Hoare con le lettere che gli scrisse il Duce. Lei ha il mio numero, mi chiami e l’aiuterò. A una condizione: che mi faccia sapere quando la discuterà, mi piacerebbe assistere. Buon lavoro.
