
Navigando in internet alla ricerca di spunti per una riflessione sullo stato dell’industria culturale nel nostro Paese, mi sono imbattuto in una conversazione televisiva tra Enzo Biagi e Indro Montanelli, due grandi del giornalismo di cui oggi si sente la mancanza. A un certo punto, Montanelli dice:
«I miei studi storici mi hanno portato a questa constatazione: l’Italia è quello che è e ha i difetti che ha per il tradimento, il vecchio tradimento perpetrato dalla cultura nei suoi confronti. La cultura italiana è sempre chiusa in se stessa e ha sempre fatto capo a un Signore che la manteneva ed era sempre espressione del potere, politico o economico. Il letterato italiano ha sempre scritto per il Signore, mai per il pubblico. In Italia chi scrive per il pubblico viene disprezzato. Questo è il segno della fellonia più infame che si possa commettere».
E’ un interessante punto di partenza. Concetto da sviluppare nella sua dimensione storica. Ma anche nell’attualità.